Centro Oftalmologico Bruno Lumbroso

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Capire l' OCT spectral

Introduzione

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L'introduzione di nuove tecnologie capaci di aiutare il clinico a capire meglio le malattie che deve combattere risveglia un interesse sempre maggiore. I progressi delle «medicai imaging» sono stati tali che molti medici non sono riusciti a seguirne l'evoluzione. Anche la prescrizione di semplici nuovi esami per immagini deve seguire regole che devono essere imparate. L'imaging medico è diventato indispensabile ma angoscia quando non è ben conosciuto. Questi esami migliorano le diagnosi e hanno contribuito a diminuire od eliminare il ricovero.

Da più di 10 anni la tomografia a coerenza ottica della retina ha usufruito di numerose apparecchiature performanti, che sono oggi diventate indispensabili per curare la patologia retinica. L'analisi della papilla ottica e lo strato delle fibre nervose retiniche nel glaucoma ha usufruito degli stessi progressi. L'OCT 1 creato nel 1997 è stato seguito poco dopo dall'OCT 2 e, 6 anni fa, dall'OCT 3 Stratus. Questi strumenti di prima e seconda generazione hanno permesso di capire meglio numerose patologie, seguire l'evoluzione delle degenerazioni maculari e delle neovascolarizzazioni, migliorare la chirurgia vitreo-retinica. L'OCT/SLO della OTI ci ha permesso di studiare sezioni frontali della retina. Già da tempo gli utilizzatori degli OCT sentivano la necessità di strumenti più veloci e versatili, con una maggiore definizione rispetto alle acquisizioni lente e a bassa definizione degli strumenti classici. Gli strumenti che utilizzano la tecnologia spectral domain sono la risposta a queste necessità.

I nuovi strumenti Spectral Domain ci obbligano a pensare su una scala di dimensioni differenti: passando da 7-10 micron ai 3 micron cambiamo il nostro modo di vedere la patologia. Dobbiamo interpretare particolari molto più piccoli di quelli studiati prima. Certo, avendo le immagini spectral domain vediamo che certe piccole alterazioni delle immagini time domain corrispondono a lesioni patologiche ben precise. Piccoli dettagli insignificanti che potevano rappresentare piccoli artefatti prendono invece un significato importante sugli scans spectral. Le immagini non sono soltanto più precise, ma sono diverse.

Grande importanza è data ormai alla scala dei grigi, diretta o in negativo, che offre una maggiore precisione per l'utilizzatore esperto.

E' necessario descrivere e capire le immagini ottenute e confrontarle con l'aspetto oftalmoscopico e con l'istologia. In effetti è spesso solo l'istologia che ci permette di identificare una struttura o un tipo di cellule finora non evidenziabili con gli OCT classici time domain.

I nuovi strumenti OCT Spectral Domain forniscono bellissime immagini, ma insolite, che differiscono dagli altri reperti della diagnostica per immagini in oculistica. Vi è una sfida intellettuale nell'interpretazione di certi aspetti dell'OCT Spectral Domain, aspetti che non sono facili da analizzare. Le nuove tecniche di OCT Spectral danno sezioni retiniche con informazioni equivalenti alle sezioni istologiche. Le immagini però sono ancora di difficile interpretazione e non è possibile collegare direttamente OCT ad alta risoluzione e lesioni istologiche. E' indispensabile aver bene assimilato le particolarità istologiche della retina: l'interpretazione delle scansioni ad alta risoluzione diventa allora, se non facile, possibile.

Abbiamo potuto utilizzare questi strumenti quando erano ancora prototipi, il che ci ha permesso di acquisire una grande esperienza anche prima della comparsa sul mercato degli strumenti definitivi, ormai accessibili a tutti gli oculisti e a tutti i centri di studi retinici.
Lo scopo di questo volume è di presentare all'oculista le nuove immagini della retina ad alta definizione e di aiutare gli utilizzatori ad interpretare queste immagini molto complesse e sconcertanti fino a quando non si riesca a interpretarle. Possiamo ormai valutare con precisione la presenza o l'assenza di strutture non viste o mal viste con il time domain. Possiamo studiare le alterazioni ed il decorso della linea che rappresenta l'articolazione fra segmento interno e segmento esterno dei fotorecettori, il decorso e le modifiche della membrana limitante interna. L'interpretazione delle nuove immagini porta nuove difficoltà. I vari strati retinici, quelli delle fibre nervose, delle cellule ganglionari, gli strati nucleare interno ed esterno, gli strati plessiformi possono essere studiati nelle variazioni del loro spessore che ci fornirà informazioni sulla funzionalità dei fotorecettori, delle cellule bipolari, ecc. Evidenzieremo le difficoltà per spiegare come arrivare a un'interpretazione logica delle immagini.

Penso ovvio che i lettori di questo manuale parteciperanno al nostro entusiasmo per questa nuova generazione di «imaging» retinico che, forse, precede la comparsa di strumenti di esplorazione retinica ancora più sofisticati.

Bruno Lumbroso (Roma)
Richard Rosen (New York)
Marco Rispoli (Roma)

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